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Fatima Sanchez | Cemea.eu

Fatima Sanchez

Viaggia, sogna, ridi, conosci, godi, piangi, senti la mancanza, ridi di nuovo, sorridi, meravigliati.
Queste sono le regole che scrivevo, nella prima pagina della mia agenda quando cominciavo questo viaggio. Mi mancavano ancora nove mesi di apprendimento, 273 giorni di scoperte, e 39 settimane di sogni e obbiettivi da raggiungere.

Un nuovo paese, una nuova lingua e una nuova esperienza da vivere. Sapevo che tutto non sarebbe stato solo risate, avrei avuto giorni neri, però sapevo che con quei giorni rosa avrei compensato.

Un tre di novembre cominciavo la mia esperienza di volontariato a Roma; la città piena di bellezza e storia. Cominciavo un progetto indimenticabile nel centro Casa Santa Rosa per ragazze con disabilità. Adesso, a sei settimane della fine e dai saluti all’ Italia mi siedo a fare una riflessione di quello che ho vissuto. Noto che ho una agenda piena di foto, di note, di obbiettivi, di ricordi, di momenti…

Il mio primo giorno di lavoro, senza sapere una parola d’italiano, ho conosciuto i miei colleghi di lavoro, dolci, pazienti e anche se non sapevo come comunicare trovavano la forma per spiegarmi tutto. Loro mi hanno mostrato la strada per imparare anche quando tutto sembrava complicato, loro sono stati come un libro aperto pieno di conoscenza e coloro che mi hanno insegnato tutto quello che hanno potuto. Le ragazze accolte al centro, che mi hanno insegnato dal primo giorno il potere del superamento e che nulla è impossibile. I miei compagni di viaggio che sono diventati i miei amici e compagni di avventura. I miei tutor che sempre sono stati accanto a me e che mi hanno fatto capire che anche le difficoltà sono positive, perché diventano apprendimento.

Adesso posso dirlo; ho viaggiato, ho sognato, ho riso, ho conosciuto, ho goduto, ho pianto, ho sentito la mancanza, ho riso di nuovo, ho sorriso, mi sono meravigliata e anche ho assaggiato, ho mangiato, ho imparato, sono cresciuta, sono cambiata, ho parlato, ho insegnato, ho saltato, ho fotografato, ho colorato, ho condiviso, ho cantato, ho ballato, ho lavorato, ho superato i problemi, ho abbracciato, e soprattutto ho provato soddisfazione.

Dunque se devo concludere questa esperienza, lo faccio invitando tutti i giovani a fare lo SVE, un’esperienza che vi farà crescere personalmente e lavorativamente e che mai dimenticherete.

 

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