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Giuseppe Caro | Cemea.eu

Giuseppe Caro

Sembrava come vivere in un meraviglioso sogno invece, giorno dopo giorno, mi rendevo conto che tutto era straordinariamente reale. Un paesaggio incantato, circondato da montagne innevate, ha fatto da cornice alla mia unica ed irripetibile esperienza Sve durata due mesi: dal primo dicembre al 31 gennaio, ho contribuito, insieme ad altri 30 volontari provenienti da 15 diversi Paesi europei, alla realizzazione dei primi Giochi Olimpici Invernali della Gioventù, ospitati dalla città di Innsbruck (Austria).

Prima della partenza avevo mille dubbi e paure, una fra tutte la mia poca conoscenza della lingua inglese e tedesca; paura svanita sin dalla prima settimana. Le giornate erano avvolte da una strana atmosfera surreale, magica, fatta di emozioni che andavano al di la della lingua del paese di origine: tutti comunicavano con tutti e anche chi, come me, aveva molte lacune linguistiche, si è sentito accettato e ben integrato dal resto del gruppo.

Un altro mio forte timore riguardava la convivenza nella stessa casa con gli altri ragazzi provenienti da paesi diversi, con culture e modi di vivere differenti. Devo dire invece che sin dall’inizio siamo riusciti a creare una sintonia particolare e a costruire dei rapporti puliti, veri e sinceri basati sulla tolleranza, il rispetto e l’umiltà. Questi, infatti, sono stati i valori che più in assoluto questa esperienza mi ha trasmesso e che spero mi porterò per tutta la vita.

Io, siciliano doc, amante del caldo e del mare, mi sono trovato ad adorare la neve e le temperature gelide dell’Austria, ad ammirare e conoscere sport tipicamente invernali (sci, snowboard,okay pattinaggio artistico sul ghiaccio, ecc) e ad apprezzare eccellenti atleti provenienti da tutto il mondo.

Il freddo glaciale veniva contrastato dal calore che emanava la gente del posto: gentili, disponibili e cordiali mi hanno fatto sentire non uno “straniero”, non un ospite, ma uno di loro; ho sicuramente respirato un’aria diversa, più internazionale.

Dire che sia stata un’esperienza ricca è ovvio e banale, forse è anche un po’retorico, ma quei due mesi hanno segnato la mia vita e ne vivo ancora un ricordo fortissimo, continuo, come un tatuaggio indelebile. Le spettacolari immagini di quei posti sono impresse nella mia mente, il suono delle voci e delle risate dei miei compagni d’avventura riecheggiano nelle mie orecchie. Certo non posso dire di esser cambiato radicalmente ma sicuramente mi sento una persona migliore, più sicuro e più tollerante nei confronti di chi è diverso da me. Ho provato a sfidare le mie paure e, ad oggi, posso dire di aver vinto.  

 

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